Gay & Bisex
Colleghi in palestra
18.12.2025 |
3.771 |
3
"Vincenzo continuò, la sua testa si muoveva ritmicamente, i suoi occhi fissi sull'espressione di puro godimento sul viso di Marco..."
L'aria nell'ufficio era densa, un misto di ozono dalle stampanti e il profumo stantio del caffè bruciato. Vincenzo, quarantasei anni, passava le dita sulla tastiera con una precisione quasi meccanica, i suoi occhi verdi fissi sul monitor, ma la mente altrove. Era un uomo di abitudini, di routine, un meccanismo ben oliato che raramente deviava dal suo percorso prestabilito. Il suo segreto, la sua vera essenza, era celata dietro un muro di professionalità impeccabile e una cortesia quasi formale. Non aveva mai sbandierato la sua omosessualità, non l'aveva mai nemmeno sussurrata. Era una parte di lui che viveva nell'ombra, un compagno silenzioso che lo seguiva ovunque ma non si mostrava mai in pubblico.Marco, cinquantaquattro anni, occupava la scrivania di fronte, la sua presenza più rumorosa, più ingombrante. I suoi scherzi, le sue risate fragorose riempivano gli spazi, e le foto sulla sua scrivania – una moglie sorridente, due figli adolescenti – dipingevano il quadro di una vita eterosessuale da manuale. Vincenzo e Marco si scambiavano le solite chiacchiere da ufficio, il tempo, il traffico, le lamentele sul capo. Nulla di più, nulla di meno. La loro interazione era una danza calibrata di convenevoli, un confine invisibile che nessuno dei due aveva mai osato varcare.
Un martedì pomeriggio, il sole di fine inverno filtrava tra i palazzi, disegnando lunghe ombre sul marciapiede. Vincenzo uscì dall'ufficio, il borsone della palestra stretto nella mano. La sua routine prevedeva un allenamento rigoroso, un modo per scaricare le tensioni accumulate e mantenere un controllo sul proprio corpo, quasi a compensare la mancanza di controllo sulla propria vita emotiva. Mentre svoltava l'angolo, il suo sguardo incrociò quello di Marco, appoggiato al muro di un negozio, l'aria un po' persa.
"Vincenzo!"
La voce di Marco era un po' più forte del solito, quasi a voler superare il rumore della città. Vincenzo lo salutò con un cenno del capo, un sorriso abbozzato.
"Ciao, Marco. Tutto bene?"
"Sì, sì, tutto a posto. Tu, al solito, in palestra?"
Marco indicò il borsone con un gesto vago. I suoi occhi si posarono per un attimo sul logo della palestra, un muscolo stilizzato.
"Esatto. Un po' di movimento non fa mai male."
"Beato te. Io ci penso sempre, sai? Vorrei tanto provare. Ma non ho mai messo piede in un posto così. Non saprei da dove cominciare."
C'era una punta di sincera incertezza nella sua voce, qualcosa che andava oltre la solita facciata di sicurezza. Vincenzo colse l'occasione, un piccolo spiraglio in quel muro.
"Ma dai, non è mica un'impresa. Vuoi entrare? Ti faccio fare un giro. Non c'è quasi nessuno."
Marco esitò, il suo sguardo si spostò dall'ingresso della palestra, un portone di vetro fumé, al borsone di Vincenzo, poi di nuovo al suo viso.
"Ma non ti disturbo?"
"Assolutamente no."
Vincenzo gli fece cenno di seguirlo. Il suono della porta che si chiudeva dietro di loro era un soffio, quasi un sospiro. L'interno della palestra era un santuario di silenzio, rotto solo dal ronzio delle macchine e il leggero tintinnio di qualche peso. L'odore di gomma, metallo e disinfettante riempiva l'aria. Era quasi deserta, un paio di ragazze sparse tra i macchinari, immerse nei loro allenamenti. Vincenzo, un volto familiare per i proprietari, scambiò due parole con la ragazza alla reception, poi si voltò verso Marco.
"Vieni, ti mostro un po' in giro. Iniziamo dalla sala pesi."
Iniziarono il giro. Vincenzo spiegava, con un tono di voce calmo e competente, il funzionamento delle varie macchine, i benefici di questo o quell'esercizio. Marco ascoltava, i suoi occhi che si muovevano curiosi, a volte un po' intimiditi, sui muscoli scolpiti degli attrezzi. Vincenzo lo osservava di sottecchi, notando la tensione nelle sue spalle, il modo in cui i suoi occhi si soffermavano un po' più a lungo su alcuni corpi sudati che si muovevano con grazia e forza.
Il tour si concluse negli spogliatoi, un ambiente pulito e spoglio, con armadietti in metallo che riflettevano la luce fioca. L'aria era tiepida, impregnata di vapore e cloro.
"Bene, il giro è finito."
Vincenzo si fermò davanti al suo armadietto, lo aprì con un clic metallico.
"Ora devo iniziare il mio allenamento."
Iniziò a svestirsi con calma, ogni movimento deliberato. Sfilò la maglietta, rivelando spalle larghe e braccia toniche, scolpite da anni di dedizione. Poi i pantaloni, i suoi boxer scuri che aderivano ai suoi fianchi stretti. Marco, in piedi a pochi passi, non distoglieva lo sguardo. I suoi occhi seguivano ogni movimento di Vincenzo.
Vincenzo sfilò anche i boxer, lasciandoli cadere a terra. Rimase completamente nudo, senza fretta, senza imbarazzo. La sua erezione era ancora morbida, una protuberanza discreta tra le cosce. Si girò leggermente, osservando la reazione di Marco con la coda dell'occhio. E non fu deluso. Lo sguardo di Marco cadde, inevitabilmente, sul suo cazzo, poi risalì al suo viso, un lampo di sorpresa, forse di desiderio, nei suoi occhi. Poi di nuovo giù, in un movimento quasi involontario. Quel piccolo, fugace sguardo, ripetuto più volte, era una conferma. Vincenzo aveva notato in ufficio, più volte, il rigonfiamento nei pantaloni di Marco, una presenza inaspettata sotto il tessuto dei suoi pantaloni da completo. Ma Marco era un uomo sposato, con figli, un'immagine di eterosessualità inattaccabile. Vincenzo non aveva mai osato sperare. Fino a quel momento.
"Allora, Marco, ti è venuta voglia di provare?"
Vincenzo si chinò per prendere un paio di pantaloncini e una maglietta dal suo armadietto, un set extra che teneva sempre.
"Se vuoi, ho un paio di pantaloncini e una maglietta di ricambio. Potresti provare qualche esercizio leggero. Così ti fai un'idea."
Marco esitò, il suo viso attraversato da un'espressione indecifrabile. I suoi occhi si posarono sui vestiti che Vincenzo gli porgeva, poi sul corpo nudo dell'altro uomo. La sua esitazione era quasi palpabile.
"Non saprei... non ho le scarpe..."
"Non importa. Per una prova veloce, anche scalzo va bene. O con i calzini. Dai, ti do una mano io. Ti mostro qualche esercizio base."
Vincenzo insistette, la sua voce calma, persuasiva. Marco prese i vestiti, le sue dita sfiorarono quelle di Vincenzo per un istante, una scossa elettrica, impercettibile ma presente.
"Beh... d'accordo. Giusto per provare."
Si voltò di schiena, quasi a nascondere il suo imbarazzo, e iniziò a svestirsi. Vincenzo lo osservò, un sorriso sottile che gli increspava le labbra. Marco si spogliò fino ai boxer, poi esitò di nuovo. Vincenzo non disse nulla, semplicemente aspettò. Marco, con un sospiro quasi inudibile, si sfilò anche i boxer. Il suo corpo era una sorpresa. Nonostante l'età, era asciutto, tonico, con muscoli ben definiti. Ma la vera sorpresa era tra le sue gambe. Un cazzo imponente, scuro, che pendeva pesante tra le sue cosce, una massa generosa che sembrava quasi troppo grande per lui. Vincenzo sentì un'ondata di calore salirgli lungo la schiena.
Marco si infilò i pantaloncini di Vincenzo, un po' stretti, e la maglietta. Si sentiva visibilmente a disagio, ma anche eccitato, una combinazione che non passò inosservata a Vincenzo.
"Perfetto. Andiamo in sala pesi, ti faccio vedere un paio di cose."
Si avviarono verso la sala pesi, Vincenzo davanti. Marco lo seguiva, i suoi occhi che non si staccavano dal culo sodo del collega. Arrivati davanti a una panca, Vincenzo si posizionò.
"Allora, iniziamo con qualcosa di semplice. Facciamo un po' di squat. Ti metti così, gambe divaricate, schiena dritta..."
Vincenzo si chinò, mostrando il movimento. Poi si posizionò dietro Marco, le sue mani si posarono leggermente sui fianchi del collega per guidarlo.
"Ora prova tu. Scendi lentamente..."
Marco iniziò a scendere, goffo all'inizio, poi un po' più sicuro. Vincenzo si avvicinò ancora di più, il suo cazzo, ora un po' più duro, sfiorava il culo di Marco ad ogni movimento. Un leggero sfregamento, quasi impercettibile, ma sufficiente a mandare un brivido lungo la schiena di Marco. Vincenzo continuò, il suo tocco sempre più insistente, il suo cazzo che strusciava ritmicamente contro le natiche sode di Marco. Sentiva il calore irradiarsi dal corpo del collega, percepiva la sua tensione.
"Bene, bene. Continua così. Senti il muscolo che lavora."
Vincenzo si abbassò ancora di più, il suo cazzo ora premeva con più forza contro il culo di Marco. Sentiva una risposta. Il culo di Marco si contraeva leggermente, quasi a cercare quel contatto. E poi lo vide. Un'erezione, lenta ma inequivocabile, che spuntava dai pantaloncini di Vincenzo, tendendo il tessuto. Un'erezione impressionante, che confermava le dimensioni che Vincenzo aveva intravisto prima.
"Ottimo, Marco. Per oggi basta così."
Vincenzo si allontanò leggermente, un sorriso soddisfatto sulle labbra. Marco si raddrizzò, il suo respiro un po' affannoso, il suo viso arrossato. L'erezione era ancora lì, evidente.
"Bravo, Marco. Hai un ottimo fisico, non ti ci vuole molto per rimetterti in forma."
Marco annuì, senza riuscire a dire una parola. Il suo sguardo era fisso sul suo rigonfiamento nei pantaloncini.
"Ora, se vuoi, facciamo una doccia. Ho bagnoschiuma e shampoo extra, visto che non hai nulla."
La proposta era un invito, un passo ulteriore oltre il confine. Marco non esitò. Annuì, la sua voce un sussurro.
"Sì, grazie."
Si avviarono verso le docce, il suono dell'acqua che cadeva lontano, come una promessa. Entrarono nel locale docce, un ambiente piastrellato, l'aria calda e umida. Era completamente vuoto. Vincenzo si tolse i pantaloncini e la maglietta, di nuovo nudo, il suo cazzo ora una solida barra, tesa e pulsante. Marco si sfilò i pantaloncini e la maglietta di Vincenzo, rimanendo anche lui completamente nudo. Si posizionarono sotto due getti d'acqua adiacenti.
L'acqua calda scendeva sui loro corpi, un velo liquido che accarezzava la pelle. Vincenzo si girò leggermente, osservando Marco. L'acqua scorreva sui suoi muscoli, definendo ogni contorno, ogni curva. E il suo cazzo. Era davvero impressionante. Grosso, scuro, con la testa che spuntava lucida e violacea, sembrava un'arma, una mazza potente. Vincenzo sentì la sua erezione farsi ancora più dura, quasi dolorosa.
"Bel pezzo, Marco."
La voce di Vincenzo era un sussurro, quasi persa nel rumore dell'acqua. Marco si voltò di scatto, sorpreso. I suoi occhi incontrarono quelli di Vincenzo, un misto di imbarazzo e desiderio.
"Cosa... cosa dici?"
"Dico che hai un bel cazzo. Grande. Non l'avevo mai visto così."
Vincenzo si avvicinò di un passo, l'acqua che li avvolgeva entrambi. Marco indietreggiò leggermente, ma non si allontanò. Il suo cazzo, ora completamente eretto, pulsava tra le sue gambe.
"Dai, non dire sciocchezze..."
La sua voce era un filo, il suo sguardo che scendeva, inevitabilmente, sul cazzo di Vincenzo.
"Sciocchezze? Guarda qui. Il mio è un soldatino a confronto."
Vincenzo prese il suo cazzo in mano, lo tirò leggermente, mostrando la sua lunghezza.
"Facciamo un confronto, dai. Vediamo chi ce l'ha più lungo."
Senza aspettare una risposta, Vincenzo si avvicinò ancora di più, i loro corpi quasi a contatto sotto il getto d'acqua. Allungò la mano, afferrando delicatamente il cazzo di Marco. Era caldo, duro, pesante. Lo tirò leggermente in avanti, affiancandolo al suo. Il confronto era impietoso. Il cazzo di Marco era indiscutibilmente più lungo, più spesso, una vera e propria mazza.
"Visto? Non c'è storia. Il tuo vince a mani basse."
Vincenzo continuò a tenere il cazzo di Marco nella sua mano, accarezzando la sua lunghezza, sentendo il calore e la durezza contro il suo palmo. Marco gemette, un suono gutturale, gli occhi chiusi, la testa reclinata sotto il getto dell'acqua.
"Mmmh..."
Vincenzo si inginocchiò lentamente, l'acqua che gli bagnava i capelli. La sua bocca si aprì, le sue labbra si posarono sulla punta del cazzo di Marco. Un gemito più forte uscì dalla gola di Marco. Vincenzo iniziò a leccare la punta, sentendo il sapore salato dell'acqua mescolato a quello dolce del pre-eiaculato. La sua lingua si mosse con delicatezza, poi con più decisione, avvolgendo la testa del cazzo. Marco ansimava, le sue mani si aggrapparono alle piastrelle fredde.
Vincenzo prese in bocca sempre più cazzo, la sua gola si apriva, accogliendo quella carne calda e pulsante. Il cazzo di Marco era così grosso che riempiva completamente la sua bocca, le sue guance si gonfiavano. Iniziava a succhiare, leccare, la sua lingua che accarezzava il frenulo, salendo e scendendo lungo l'asta. Il suono umido, lo *schlick* della sua bocca sul cazzo di Marco riempiva il piccolo spazio. Marco gemeva, mugolava, le sue gambe tremavano.
"Mmm... ohh... Vincenzo..."
La sua voce era un lamento di piacere. Vincenzo continuò, la sua testa si muoveva ritmicamente, i suoi occhi fissi sull'espressione di puro godimento sul viso di Marco. Sentiva il cazzo di Marco gonfiarsi ancora di più nella sua bocca, pulsare contro la sua lingua. La saliva di Vincenzo si mescolava all'acqua, creando un lubrificante naturale. Ogni succhiata era più profonda, più intensa.
Marco si mosse, le sue mani che stringevano le spalle di Vincenzo, tirandolo più vicino. La sua erezione era così potente che sembrava vibrare. Vincenzo sentì il cazzo di Marco spingere contro la sua gola, un bisogno urgente di essere preso ancora più a fondo.
Vincenzo si staccò lentamente, il cazzo di Marco che gli scivolava fuori dalla bocca con un sonoro *pop*. Il suo viso era bagnato, i suoi occhi brillavano di desiderio. Marco lo guardò, il suo respiro affannoso, il suo cazzo gocciolante e turgido.
"Marco..."
La voce di Vincenzo era roca, un sussurro quasi inudibile.
"Lo voglio. Tutto. Nel mio culo. Ti prego. Squartami con quella mazza che hai."
Marco lo fissò, i suoi occhi spalancati, un misto di shock e un desiderio selvaggio che non aveva mai permesso a se stesso di sentire. Era la sua prima volta, la sua prima esperienza omosessuale. Ma il desiderio era troppo forte per essere ignorato. Il suo cazzo pulsava, una forza inarrestabile.
Vincenzo si voltò, appoggiandosi con le mani alle piastrelle, piegandosi leggermente in avanti, offrendo il suo culo. Le sue natiche erano sode, il piccolo buco dell'ano invitante, stretto.
"Ti prego, Marco. Fallo. Voglio sentirti dentro."
Marco si avvicinò, il suo cazzo che gli sfiorava il culo. Era così caldo, così duro. Vincenzo gemette, un brivido che gli percorse la schiena. Marco afferrò i fianchi di Vincenzo, le sue dita che premevano sulla pelle bagnata. Il suo cazzo si posò sul buco di Vincenzo, la punta umida e dura che cercava l'ingresso.
Vincenzo si rilassò, respirando profondamente.
"Entra, Marco. Entra."
Marco spinse, lentamente all'inizio. La punta del suo cazzo premette contro l'apertura stretta, poi iniziò a penetrare. Un gemito di dolore e piacere uscì dalla gola di Vincenzo.
"Ahhh... sì... piano..."
Marco continuò a spingere, un centimetro alla volta. Il cazzo di Marco era enorme, riempiva completamente Vincenzo, allargando la sua carne, stirando ogni fibra. Vincenzo si aggrappò alle piastrelle, le sue unghie che graffiavano la superficie.
"Cazzo... sei enorme... ahhh..."
Il cazzo di Marco entrò sempre più a fondo, fino a quando la sua base non premette contro il culo di Vincenzo. Un sospiro profondo uscì da Vincenzo, un misto di dolore acuto e un piacere lancinante. Sentiva la carne di Marco riempirlo completamente, un senso di pienezza che non aveva mai provato prima.
"Ohhh... sì... Marco... muoviti..."
Marco iniziò a muoversi, lentamente all'inizio, poi con più forza, spingendo e tirando. Il suono umido, lo *squelch* dei loro corpi che si univano riempiva le docce. Il cazzo di Marco entrava e usciva, il suo glande che accarezzava la prostata di Vincenzo ad ogni spinta.
Vincenzo gemeva, la sua testa che sbatteva contro le piastrelle. Ogni spinta di Marco era una scarica elettrica che gli percorreva il corpo.
"Più forte... Marco... più forte..."
Marco obbedì, le sue spinte divennero più potenti, più veloci. Il suo cazzo si muoveva dentro Vincenzo, un pistone carnoso, e i suoi testicoli schiaffeggiavano ritmicamente il culo di Vincenzo. Il suo respiro era affannoso, i suoi muscoli tesi. Sentiva il calore di Vincenzo, la stretta del suo ano, che lo avvolgeva completamente.
"Cazzo... Vincenzo... cazzo..."
Marco gemette, il suo piacere che saliva, incontrollabile. Sentiva il suo corpo tremare, il suo cazzo pulsare.
"Sto per venire... Vincenzo... sto per venire..."
Vincenzo strinse ancora di più, il suo culo che si contraeva intorno al cazzo di Marco.
"Vieni, Marco... vieni dentro di me... riempimi..."
Marco spinse una volta ancora, con tutta la sua forza, poi un gemito di piacere gli squarciò la gola. Il suo corpo si irrigidì, e un getto caldo di sperma inondò il culo di Vincenzo. Vincenzo si contorse, il suo corpo che reagiva al calore e alla pienezza. Anche lui raggiunse l'orgasmo, un'onda di piacere che lo travolse, facendogli urlare il nome di Marco.
Rimasero così, uniti, per un momento, i loro corpi che tremavano, l'acqua che scorreva su di loro, lavando via il sudore e il pre-eiaculato. Il respiro di Marco era ancora affannoso, il suo cazzo ancora dentro Vincenzo. Poi, lentamente, si ritirò, con un sonoro *pop*.
Si guardarono, i loro occhi che si incontravano, un misto di sorpresa, desiderio e una nuova, inaspettata intimità. Da quel giorno, il loro rapporto non fu più lo stesso. Marco si iscrisse in palestra, e i due si accordarono per andare sempre insieme, negli orari più desolati. Si allenavano, le loro mani che si sfioravano, i loro sguardi che si incontravano, e poi, nelle docce deserte, scopavano, esplorando una nuova dimensione di piacere e desiderio che non avrebbero mai immaginato di trovare. La palestra non era più solo un luogo di allenamento, ma un santuario segreto per il loro amore proibito, un luogo dove le loro anime si incontravano e i loro corpi si univano in un'estasi silenziosa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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